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Bee Gees: i re della disco music

Il terzetto australiano aveva alle spalle una carriera pop di successo, poi cadde in crisi e allora, attraversando un ponte...

Quando si pensa ai Bee Gees vengono in mente febbri del sabato sera e notti sfrenate a base Disco, di quella migliore, di quella che impazzava nella seconda metà degli anni Settanta.

Ma forse non tutti sanno che la carriera del terzetto australiano ebbe inizio a metà degli anni Sessanta e prima di approdare alla Disco aveva già piazzato una decina di brani, in genere ballate soft rock, nelle parti alte della classifica statunitense compresa la numero uno “How Can You Mend a Broken Heart” nel 1971.

I fratelli Gibb riscuotevano successo in tutto il mondo ma, nel 1973, l’album “Life in a Tin Can” fece flop, e, l’anno seguente, anche “Mr. Natural” non andò meglio. Anzi. Fu Eric Clapton a dare loro una dritta che si rivelò vincente. ‘Slowhand’ gli consigliò di abbandonare il loro quartier generale di Londra, di cambiare aria e trasferirsi in un’altra parte del mondo, proprio come aveva fatto lui. Questo il racconto che fece Barry Gibb alla rivista M Magazine:

“Aveva firmato un contratto con la stessa società, la RSO, e disse, ‘Il mio ritorno (con l’album “461 Ocean Boulevard” del 1974) ha davvero funzionato. Disse, ‘Perché non provate a lavorare in un altro paese come l’America e vedete se ne verrete influenzati?’ Lo abbiamo fatto e non ci siamo mai più guardati indietro”.

Quindi, nel 1975 i Bee Gees scelsero di registrare l’album “Main Course”, in Florida, a Miami. La vita notturna della città regalò nuova energia al gruppo e le discoteche di Miami esplodevano in quel periodo con i nuovi ritmi ‘disco’. L’ispirazione per scrivere la canzone che cambiò la traiettoria musicale dei Bee Gees venne data loro dal ponte della Julia Tuttle Causeway. Ricorda Barry Gibb:

“Ogni notte andavamo avanti e indietro dai Criteria Studios dalla Biscayne Bay. Il ponte faceva un suono sferragliante che mi rimase in testa e una sera, tornando dallo studio, iniziai a cantare questa cosa sopra quel ritmo.” Chiamò quella canzone “Drive Talking” e i suoi fratelli compresero immediatamente la sua idea: “Robin e Maurice la ripresero e finimmo la canzone a tarda notte.”

Il giorno dopo la portarono in studio e la fecero ascoltare al produttore Arif Mardin. Era la prima volta che si misuravano con una canzone dance. Disse Mardin tempo dopo:

“Lavoravamo in studio e ci divertivamo quando Ahmet Ertegun (il presidente della Atlantic Records) e Robert Stigwood, poi manager dei Bee Gees, arrivarono e dissero, ‘Wow, è fantastica, molto ballabile’. Stavamo facendo ‘dance music’? Non lo sapevamo!”.

Mentre stavano ascoltando “Drive Talking”, notarono però che Barry Gibb sembrava dire ‘Jive’ invece di ‘Drive’. La parola ‘jive’ l’avevano sentita ripetere molte volte nei club e gli piaceva di più, anche se non erano esattamente sicuri di cosa significasse.

“Pensavamo che Jive Talkin’ significasse il ballare”, ammise Maurice Gibb. Mardin invece gli spiegò che ‘jive talking’, in realtà, era una parola gergale che significava mentire, il gruppo allora riscrisse il testo per renderlo plausibile.

Quella canzone cambiò il futuro dei Bee Gees, e anche se le altre canzoni incluse nell’album “Main Course” sono, inevitabilmente, ancora legate al mood musicale precedente.

“Jive Talkin'” venne scelto come primo singolo del disco e, per superare i preconcetti che all’epoca si avevano nei confronti dei Bee Gees, venne inviato alle radio in un pacchetto anonimo.

La strategia funzionò, poiché “Jive Talkin” risalì rapidamente la classifica: venne pubblicato nel maggio 1975 e raggiunse la prima posizione della chart statunitense in agosto. “Jive Talkin'” aprì la strada e, due anni più tardi, con la colonna sonora di ‘Saturday Night Fever’ i Bee Gees divennero i Re incontrastati della Disco.

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