RCC CLASSIC

American Recordings” di Johnny Cash

Dopo una ventina d’anni di pubblicazioni copiose e regolari ma tutt’altro che memorabili rispetto a quelle dei primi tre lustri di carriera, il già sessantunenne Johnny Cash sembra ormai camminare sul viale del tramonto. È

qui che Rick Rubin, produttore/discografico ai tempi appena trentenne ma già conosciuto come un Re Mida in ambito rock, hip hop e metal, si presenta dall’Uomo in Nero proponendogli la cosa più semplice del mondo: un album solo voce e chitarra, inciso nel salotto di casa e composto da episodi autografi, cover (Kris Kristofferson, Loudon Wainwright, Leonard Cohen…) e brani appositamente scritti da colleghi di altri “giri” quali Glenn Danzig e Tom Waits.

Sarà l’inizio di una saga meravigliosa che Cash porterà avanti, con le stesse modalità benché non più in (pur perfetta) solitudine, fino a poco prima di spegnersi, il 12 settembre del 2003: oltre centoquaranta canzoni riprese dai cataloghi più disparati e via via edite in altri sei album e un imponente cofanetto, che sembrano però tutte uscite dalla stessa penna.

Una sorta di ideale “folk anthology” con al centro la voce forse più magnetica, e certo una delle personalità più complesse e intriganti, di mezzo secolo di American music.

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