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Vasco e il caso Modena Park: se un concerto è qualcosa di più che un assembramento

L'evento del rocker di Zocca diventa quasi un reperto di ciò che era il mondo dei concerti prima che la pandemia cambiasse le carte in tavola.

Strano caso, quello di Vasco Rossi.

A 68 anni il rocker di Zocca non ha ancora appeso il microfono al chiodo ed è in splendida forma, come ha dimostrato anche sui palchi dei suoi concerti negli ultimi anni (dopo la paura della malattia che nel 2011 lo costrinse a ritirarsi per un po’ dalle scene).

Eppure viene perennemente celebrato e omaggiato come nessun altro cantante italiano ancora in vita e in attività.

Non solo quando si parla di anniversari a cifra tonda (a proposito: tra meno di due anni le candeline da spegnere sulla torta saranno 70).

Gli dedicano film, spettacoli teatrali, libri, riviste, documentari. E non pochi speciali televisivi. L’ultimo è andato in onda ieri sera su Rai1: “La tempesta perfetta”, legato al terzo anniversario di Modena Park, ha fatto rivivere le immagini del concerto che il 1° luglio del 2017 vide Rossi celebrare i suoi quarant’anni di carriera esibendosi di fronte a oltre 220mila spettatori, inserendole però all’interno di un quadro ben più ampio, naturalmente incentrato sulla figura di Vasco e sulle sue canzoni, da “Colpa d’Alfredo” a “Un mondo migliore”.

L’ennesima riproposizione di un evento già ampiamente commemorato in questi ultimi anni, tra film al cinema, libri e cofanetti? Sì. Ma quell’evento viene qui attualizzato dal racconto del regista e documentarista Giorgio Verdelli (realizzò “Il tempo resterà”, ritratto di Pino Daniele uscito a due anni dalla scomparsa del cantautore): nell’estate del Covid-19 e del divieto di assembramenti (lo stesso Vasco è tra gli artisti che sono stati costretti a rimandare al 2021 i grandi raduni negli stadi e nelle arene), Modena Park diventa quasi un reperto di ciò che era il mondo dei concerti prima che la pandemia cambiasse le carte in tavola.

In assenza di grandi concerti, lo speciale è stato vissuto dai fan come un vero e proprio evento, peraltro anticipato da post, interviste e anteprime trasmesse in tv.

Realizzato in un mese e mezzo, tra maggio e giugno, “La tempesta perfetta” ha visto la squadra di Verdelli mettere insieme i soliti contributi di personaggi del mondo dello spettacolo che in casi del genere non mancano mai – attori, conduttori, scrittori chiamati a raccontare il loro legame con Vasco -, legandoli ai racconti del suo pubblico, al film di Modena Park realizzato da Pepsy Romanoff (il regista che da anni è il punto di riferimento del rocker per quello che riguarda tutto ciò che ha a che fare con il video), a immagini d’archivio e ad un’intervista inedita a Rossi stesso (realizzata a ridosso dello speciale a Rimini, la città che era stata scelta per ospitare le prove del tour di quest’estate).

Tre ore e mezza di musica e – forse troppe – parole per guidare i telespettatori nel mondo di Vasco.

I commenti fanno da raccordo tra le canzoni, da “Colpa d’Alfredo” (la prima ad essere fatta ascoltare in versione integrale dopo il prologo di mezz’ora che apre lo speciale – fu non a caso quella scelta da Vasco per rompere il ghiaccio a Modena) a “Albachiara”, passando per “Blasco Rossi”, “Bollicine”, “Ogni volta”, “Anima fragile”, “Splendida giornata”, “Liberi liberi”, “Vivere una favola”, “Come nelle favole”, “Vivere”, “Rewind”, “Gli spari sopra”, “Sally”, “Siamo solo noi”.

Gli interventi più interessanti (tra quelli dei personaggi noti, ché le testimonianze dei fan hanno un loro perché all’interno del racconto), inutile dirlo, sono proprio quelli di Vasco, che incalzato dalle domande di Verdelli ripercorre i momenti clou della sua carriera e non manca di spiegare il suo punto di vista su certe scelte stilistiche:

“Negli Anni ’80 nelle canzoni non c’era più spazio per il racconto stile Guccini.

‘Lunga e dritta correva la strada…’ – canticchia citando ‘Canzone per un’amica’, tra i brani più noti del cantautore – la gente andava di fretta e quindi dovevi raccontargli le cose in maniera più sintetica”.

Un trapper ante-litteram? Più o meno, e non a caso ha detto di nutrire simpatie per personaggi come Achille Lauro e Sfera Ebbasta.

Spazio anche per commenti d’attualità, come quando fa sapere di essersi confrontato con Jovanotti in piena emergenza coronavirus per attivare un fondo di solidarietà per aiutare i lavoratori dello spettacolo messi a dura prova dalla crisi, progetto poi non andato in porto “perché non si sapeva a chi affidarlo”:

“Alla fine abbiamo condiviso l’appello della Pausini e abbiamo detto: ognuno pensi ai suoi collaboratori”.

Ma al di là del racconto del mondo di Vasco e della sua filosofia, lo speciale è stato appunto un modo per rivivere un evento assoluto che nel futuro prossimo sembra irrealizzabile e irripetibile:

“Doveva andare tutto bene quella sera lì.

La tempesta perfetta è quando tutti gli elementi si combinano insieme, in modo straordinario, perché sia una cosa irripetibile.

La tempesta rock perfetta è stata Modena Park”, dice nostalgico Rossi.

Le immagini dei 220mila che quella sera assistettero allo show al parco Enzo Ferrari, tra cori e abbracci, offrono l’insegnamento più grande: andare ad un concerto non significa solo assistere passivamente a un’esibizione, ma condividere emozioni, entrare in empatia con chi ti sta accanto.

E no, non si tratta di assembramenti, ma di momenti di aggregazione che speriamo di tornare presto a vivere.

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