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I Metallica, gladiatori di una festa epica con la San Francisco Symphony

Prodotto da Greg Fidelman con James Hetfield e Lars Ulrich, “S&M2” contiene più di due ore e mezza di musica dal vivo in cui la band non si risparmia

Una tempesta di suoni ed emozioni destinata a non esaurirsi, ma capace di muoversi nel tempo, giocando a intrecciare passato e presente.

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Vent’anni dopo “S&M” (Symphony & Metallica), l’esperimento di interazione tra musica classica e metal immaginato dal compositore Michael Kamen, messo in scena insieme ai Metallica al Berkeley Community Theater e premiato con un Grammy Award nel 2001 (per il brano strumentale “The Call of Ktulu”), James Hetfield e soci sono tornati a misurarsi con l’orchestra San Francisco Symphony in due concerti al Chase Center diretti da Edwin Outwater e Michael Tilson Thomas, realizzando il film concerto “S&M 2”, da cui ovviamente è stato partorito anche un album live prodotto da Greg Fidelman.

Il primo sentimento che suscita il progetto è di stampo emozionale, una chiave di ingresso importante per avvicinarsi all’ascolto delle oltre due ore e mezza di live.

Si tratta di una festa epica, potente, in pieno stile Metallica, presenti dentro l’arena proprio come se fossero dei gladiatori, osannati dal pubblico.

Un live che riscalda i fan, ma anche adatto a una fetta di pubblico più ampia.

I concerti della band metal e della San Francisco Symphony del 6 e 8 settembre 2019, infatti, sono stati momenti storici sotto vari punti di vista: hanno inaugurato il Chase Center di San Francisco, hanno riunito la band e l’orchestra per la prima volta dopo le famose esibizioni del 1999, immortalate nel primo capitolo “S&M”, e hanno dato il via alle interpretazioni sinfoniche di canzoni scritte e pubblicate dopo gli spettacoli originali, allargando quindi lo spazio degli arrangiamenti e delle nuove versioni.

Gli show, tutti sold out, hanno entusiasmato sia i 40.000 fan che hanno viaggiato da quasi 70 Paesi per vederli dal vivo, sia i media. Una curiosità: l’intro con la composizione di Morricone, usata dai Metallica per aprire i live, in questo caso viene suonata dall’orchestra, non è una registrazione.

Il secondo aspetto da sottolineare è di natura tecnica: se nel primo “S&M” la scommessa dei Metallica era quella di atterrare su un pianeta straniero, cioè il palco di un teatro, con l’accompagnamento di un’orchestra sinfonica, in questo “ritorno al futuro” l’obiettivo è stato capovolto: il Chase Center di San Francisco è una classica arena dove i Metallica, durante i loro tour mondiali, sono di casa.

Mentre vent’anni fa a stupire fu la dimensione più intima, qui la musica è straripante, il dialogo fra l’oasi della classica e la tempesta del metal è senza limiti, quasi distruttivo per certi aspetti.

Perché è proprio in quell’abbattimento di confini che le due dimensioni musicali trovano la sintesi perfetta: ascoltando per esempio “For Whom the Bell Tolls” si capisce il perché.

“The Memory Remains”, “Month Into Flame”, “No Leaf Clover”, “Master of Puppets”, “Halo on Fire”, “All within my hands” sono intrisi di nuova linfa, saltano sferzanti da un genere all’altro, trovando nella voce di Hetfield un collante prezioso.

Lo scambio di influenze crea alcuni momenti che svettano sopra l’intero set: fra questi l’omaggio a Cliff Burton (ex bassista dei Metallica, mancato nel 1986) del primo basso dell’orchestra Scott Pingel, che reinterpreta l’assolo di “(Anesthesia)-Pulling Teeth”.

La versione di “Nothing Else Matters”, con gli archi, è l’apice, la sublimazione di una band e di un’orchestra che, per tutto il tempo del concerto, non suonano sottraendosi al confronto, ma anzi lo ricercano con orgoglio e passione.

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