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All visible objects: il ritorno stile anni ’90 di Moby

Richard Melville Hall torna al suono dance e un po' ambient che lo rese famoso, caricandolo di messaggi edificanti su ambiente e natura e contro gli oppressori

Moby negli ultimi vent’anni non è stato fermo, anche se è balzato alla cronaca più per i suoi libri, i gossip, le abitudini alimentari e le sue opinioni un po’ tranchant piuttosto che per i suoi dischi.

In questi anni musicalmente ha spaziato dal post punk di “Most fast song about the apocalypse”, alla musica d’ambiente di “Wait for me”, fino all’elettronica meditativa dell’ultimo “Everything was beautiful, and nothing hurt”, tuttavia senza lasciare canzoni non dico memorabili, ma nemmeno ricordabili. 

Alla fine se uno pensa a Moby, il ricordo va ai suoi esordi techno oppure a quel “Play” del 1999 che metteva insieme sample del blues del delta con la dance, colonna sonora perfetta per gli spot del mondo globalizzato.

Quindi con questo “All visible objects”, la cui uscita era prevista a marzo e che poi è slittata a metà maggio per il lockdown, Richard Melville Hall (nome all’anagrafe di Moby) ha deciso di ritornare a frequentare quel mood, forte anche di un deciso ritorno da parte del mercato musicale ai suoni anni 90. 

Il diciasettesimo disco si presenta diviso in due: la prima parte propone pezzi decisamente dance e techno un po’ all’acqua di rose: in “Power is techno” il batterista dei Dead Kennedys DH Peligro recita frasi come “Noi che odiamo l’oppressione dobbiamo combattere contro gli oppressori” accompagnato su basi  decisamente rivedibili, nel 2020.

Anche “Rise up in love” ha i peggior difetti della EDM del Martin Garrix di qualche anno fa, mentre la linea di piano di “My only love” può un po’ ricordare quella della più famosa “Porcelain” targata 1999. “Refuge” invece fonde abilmente le parole del poeta dub Linton Kwesi Johnson con una base elettronica interessante.

La seconda parte invece è più ambient e riflessiva. Meno grossolana, ma anche un po’ più noiosa (la traccia più lunga “Too much change” sembra non finire mai), tornando dalle parti della dimenticabile muzak.

Le due parti hanno il comune denominatore di puntare tutto sull’effetto nostalgia degli anni 90 e sulle proprietà edificanti e utopistiche della musica dance di allora, senza però aggiungere, neanche sottotraccia, ciò che di buono c’è stato in questi ultimi vent’anni.

Una cosa buona però c’è. Moby ha dichiarato che tutti i proventi derivati dalla vendita e dall’ascolto di ciascuna delle undici tracce andrà ad altrettante organizzazione non profit come The Good Food Institute e Animal Equality.

TRACKLIST

01. Morningside (05:31)
02. My Only Love (05:44)
03. Refuge (05:44)
04. One Last Time (05:33)
05. Power is Taken (05:47)
06. Rise up in Love (05:47)
07. Forever (05:17)
08. Too Much Change (09:46)
09. Separation (06:41)
10. Tecie (07:32)
11. All Visible Objects (09:17)
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