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todayMarzo 11, 2026
Il celebre musicista ottantenne nato a Saigon, in Vietnam, ha incontrato i giornalisti negli uffici Sony di Milano per raccontare il suo nuovo album. Durante l’incontro, ha parlato anche dei numerosi progetti che lo vedranno protagonista nel corso del 2026: il tour estivo “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”, il ritorno nei teatri italiani del musical “Notre Dame de Paris” e il docu-film diretto da Stefano Salvati “Il mio nome è Riccardo Cocciante”, trasmesso dalla Rai e ora disponibile su RaiPlay.
La conversazione con Riccardo Cocciante è iniziata proprio dal documentario dedicato alla sua vita artistica, del quale il cantautore si è detto molto soddisfatto. Con grande umiltà ha commentato: secondo lui dovrebbero essere soprattutto le sue canzoni a raccontarlo, mentre tutto il resto ha un’importanza secondaria. Tuttavia ha riconosciuto con piacere che il film è stato apprezzato dal pubblico, probabilmente grazie alla sincerità e alla semplicità con cui è stata raccontata la sua storia.
Parlando del lungo periodo trascorso dall’uscita del suo ultimo disco, Cocciante ha spiegato con un sorriso che continua a comporre musica ogni giorno. Tuttavia, il grande successo internazionale del musical “Notre Dame de Paris” e le sue numerose versioni in diversi paesi lo hanno tenuto impegnato per molto tempo.
Le dodici tracce contenute nel nuovo album “Ho vent’anni con te” non sono state scritte recentemente. Si tratta invece di brani composti nel corso degli anni e rimasti a lungo nel famoso “cassetto” dell’artista, pronti finalmente per essere pubblicati. Un elemento particolare del disco riguarda il metodo di registrazione: tutte le canzoni sono state registrate in presa diretta, proprio come durante un concerto dal vivo. I musicisti hanno quindi suonato mentre Cocciante cantava nello stesso momento, senza montaggi successivi.
Nel progetto hanno partecipato diversi musicisti, tra cui:
Secondo Cocciante questa scelta rende la musica più autentica. Assemblare una canzone pezzo per pezzo, infatti, rischia di renderla artificiale. L’interazione tra i musicisti, invece, crea un’energia speciale che nasce solo quando si suona insieme.

Per Cocciante è fondamentale anche la sintonia con gli autori dei testi. Nel nuovo album hanno collaborato, oltre allo stesso cantautore, importanti parolieri come:
Il musicista ha spiegato che spesso lavora con autori che fanno parte della sua vita artistica. Tuttavia non esclude nuove collaborazioni. Ciò che conta davvero è la connessione tra compositore e autore. Ha citato come esempio il rapporto creativo con Luc Plamondon: nonostante i due abbiano caratteri molto diversi, quando lavorano insieme al pianoforte riescono a creare qualcosa di speciale.
Durante l’incontro Cocciante ha espresso anche una riflessione sulla musica contemporanea, che a suo parere tende a essere troppo omologata. Il suo consiglio ai giovani musicisti è quello di restare sempre fedeli alla propria identità artistica, senza modificare la propria visione solo per adattarsi al mercato discografico. Secondo lui qualità, originalità e coraggio vengono sempre premiati.
Ricordando gli anni Settanta, un periodo molto politicizzato anche nella musica, ha raccontato di essersi spesso sentito un cantautore diverso dagli altri. Per spiegare il suo pensiero ha citato anche la carriera di Vasco Rossi, che nonostante risultati inizialmente difficili al Festival di Sanremo ha continuato a essere se stesso, costruendo poi una carriera straordinaria.
A proposito del Festival di Sanremo, Cocciante ha ricordato la sua vittoria del 1991 con la canzone “Se stiamo insieme”, scritta insieme a Mogol. Anche quella scelta, ha spiegato, rappresentava in qualche modo un gesto fuori dagli schemi.
Secondo il cantautore oggi il Festival occupa troppo spazio nel mercato musicale, mentre la vera musica nasce spesso dal basso, in modo più spontaneo e underground.
Nonostante la lunga carriera, Cocciante non si considera affatto nostalgico. Si definisce piuttosto una persona “rocciosa”, sempre aperta a ciò che sorprende e rompe gli schemi. Per questo ha espresso apprezzamento anche per i Måneskin, capaci di portare energia e originalità nella musica contemporanea. Parlando invece della cover di “Era già tutto previsto” eseguita a Sanremo da Leo Gassman e Aiello, il cantautore ha spiegato di sentirsi sempre onorato quando altri artisti reinterpretano le sue canzoni. Tuttavia, secondo lui, una cover deve offrire qualcosa di diverso rispetto alla versione originale.
Come esempio ha citato la celebre reinterpretazione di “With a Little Help from My Friends” di Joe Cocker, completamente trasformata rispetto alla versione dei Beatles. Anche nella sua interpretazione di “Michelle” dei Beatles, ha raccontato, ha cercato di cambiare profondamente il senso del brano.
Durante l’estate Riccardo Cocciante porterà dal vivo le canzoni del nuovo album nel tour “Io… Riccardo Cocciante nel 2026”. Nella scaletta non mancheranno però i grandi classici della sua carriera, perché – come ha spiegato – non può deludere il pubblico che partecipa ai suoi concerti proprio per ascoltare quei brani. Nonostante oltre cinquant’anni di carriera, il cantautore ha confessato che salire sul palco gli provoca ancora una certa tensione e una forte emozione. Mentre raccontava questo dettaglio, sua moglie Catherine Boutet, presente accanto a lui, annuiva divertita.
Infine, a chi gli ha fatto notare una possibile affinità tra le canzoni del nuovo album e quelle del musical “Notre Dame de Paris”, Cocciante ha risposto con semplicità.
Secondo il musicista non esiste una vera distinzione: la sua personalità artistica è presente sia nelle canzoni che nelle opere musicali. Quando compone, infatti, rimane sempre lo stesso autore.
Scritto da: Redazione RCC
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