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Ryan Adams, la recensione di “Prisoner B-Sides”

 

Da queste parti siamo fedeli sostenitori di Ryan Adams, e del fatto che sia uno dei migliori esponenti attuali del rock americano. Anzi, dovrei usare la prima persona singolare: negli anni ho provato a trasmettere il messaggio alla redazione di Rockol (contagiando almeno una persona, Giovanni Ansaldo, che ora lavora ad Internazionale) e ai nostri lettori. Con un po’ di frustrazione, devo dire: spesso nei confronti di Adams prevale la percezione che sia “uno di nicchia”, soprattutto per le sua incontenibile prolificità e per le tante operazioni strambe. Come questa.

E’ stato un piacere vederlo tornare alla forma e alla lucidità, prima con la bizzarra (ma perfettamente centrata) rilettura in chiave rock di “1989” di Taylor Swift. Poi con Prisoner, una delle prove migliori della sua carriera, un album emozionale ed emozionante, con un suono perfetto, derivato dal rock degli anni ’80. A suo modo, un piccolo classico.

“Prisoner B-Sides” è l’altra faccia di quel disco. Che è stato pubblicato anche in una suontosa e fantastica (nonché costosa) versione box, con il disco in versione 7″ vinile, una scatola che si apre a diventare una sorta di palco con le “action figure” della band. E canzoni aggiuntive tratte dalle stesse sessioni. Le chiama “B-Sides”, sia perché nel box stanno sui 45gg, sia perché la logica di Adams è un po’ retromaniaca. Ma poi le pubblica anche in digitale, su tutte le piattaforme.

E’ un’operazione da e per i fan: 1 ora di musica che ricalca le atmosfere di “Prisoner”. Nuovi richiami agli Smiths, a Tom Petty: Adams cita più di una volta il suono di Johnny Marr e di Mike Campbell, persino più qua che nel disco regolare. E con alcune punte, come la lunga e ipnotica “Too tired to cry”. Quelle che per lui sono scarti e outtakes, per un qualsiasi altro rocker sarebbero perle e canzoni impossibili da lasciar fuori dal repertorio.

Insomma, bentornati nella nicchia. Se avete amato “Prisoner”, questo disco è una aggiunta imperdibile. Se no, lasciate pure perdere, e andate ad ascoltare la versione originale: non ve ne pentirete.

TRACKLIST

01. Where Will You Run? – (02:32)
02. Juli – (03:53)
03. Are You Home? – (03:57)
04. No Words – (02:53)
05. Halo – (02:59)
06. It Will Never Be The Same – (04:02)
07. What If We’re Wrong – (03:09)
08. Broken Things – (03:37)
09. Stop You – (03:25)
10. Hanging On To Hope – (02:34)
11. Let It Burn – (03:14)
12. Crazy Now – (03:34)
13. You Said – (03:44)
14. Please Help Me – (03:44)
15. Too Tired To Cry – (06:52)
16. Stop Talking – (03:38)
17. The Empty Bed – (03:53)

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