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Rino Gaetano, che rese sempre più blu il cielo della musica italiana

Nel 1993, 12 anni dopo la sua morte, uscì “E cantava le canzoni…”, album-tributo a Rino Gaetano con i nomi della nuova ondata rock e alternativa italiana: Afterhours, 99 Posse, Ritmo Tribale, Statuto tra gli altri. Nel ’96 gli Articolo 31 hanno campionato “Gianna” per una loro canzone. “Ma il cielo è sempre più blu” è stata usata tanto per il titolo di un film degli anni ’90 quanto per un programma TV di Giorgio Panariello del 2004.

Bastano questi pochi esempi per capire come la “legacy” del cantautore originario di Crotone sia trasversale, e come il suo modo di fare musica e di presentarsi abbia abbattutto le barriere tra generi, che pure in quel periodo erano molto più rigide di quello che sono ora.  

Rino Gaetano nasce il 29 Ottobre 1950 a Crotone ma si trasferisce a Roma, quartiere popolare di Monte Sacro nel ’60, con i suoi genitori. Quella che ora è la sua caratteristica più amata,  il suo modo ironico e singolare di proporre i pezzi, la sua scrittura dissacrante, gli procura invece tiepide reazioni quando prova a proporsi ai discografici dopo avere scritto e cantato per anni. Debutta finalmente per nel ‘73 it con un 45 giri nel quale interpreta sotto lo pseudonimo di “Kammamuri’s”, una canzone intitolata “I love you Marianna”, inciso con  Aurelio Rossitto Antonello Venditti e Piero Montanari, che a loro volta usano l’acronimo RosVeMon. 

Il primo album e la prima pubblicazione a suo nome, “Ingresso Libero”, arriva nel ’74 ma viene per lo più ignorato sia dal grande pubblico che dagli addetti ai lavori. Nel 1975 pubblica il 45 giri  “Ma il cielo è sempre più blu”, che si fa notare perché dura più di 8 minuti, e contiene frasi che vengono censurate (“ Chi tira la bomba, chi nasconde la mano e chi canta Baglioni, chi rompe i coglioni”); segue nel 1976 esce il suo secondo disco intitolato “Mio fratello è figlio unico”, che contiene la title-track e “Berta filava”, due delle sue canzoni più note. 

Da questo momento in poi, per un periodo che va dal 1976 al 1978,  Rino Gaetano si impone come il “grillo parlante” per antonomasia e pubblica  una serie di pezzi che hanno la qualità di divertire ma di far riflettere su temi  tanto delicati  quanto difficili da affrontare  in musica.  Con  “Aida” (1977) e “Nuntereggaepiù” (1978),  in un rapido crescendo, riscuote consensi sempre più consistenti, fino ad ottenere un vero e proprio successo con la canzone “Gianna” al Festival di Sanremo del 1978, con cui si piazza terzo.

Nel 1979, per l’album “Resta vile maschio dove vai” collabora con Mogol e passa alla multinazionale RCA: è l’inizio di una serie di tournée lo renderanno popolarissimo in tutta Italia. Nel 1980 pubblica l’album “E io ci sto”, un album più duro e serio dei precedenti. La RCA organizza un tour collettivo da cui verrà tratto “Q concert”, disco che usa la formula del “Q disc”, molto in voga nel periodo: 4 canzoni, degli artisti coinvolti nel tour: oltre a Gaetano, Riccardo Cocciante e i New Perigeo. il 31 maggio partecipa per l’ultima volta ad un programma TV: due giorni dopo, alle prime luci dell’alba del 2 Giugno 1981,  perde la vita tornando a casa in un incidente automobilistico sulla via Nomentana a Roma. La sua morte suscitò polemiche (e pure un’interrogazione parlamentare) perché diversi ospedali rifiutarono il suo ricovero per mancanza di posti. Una tragica somiglianza con la sua canzone: “Quando Renzo morì io ero al bar”: “La strada era buia, s’andò al San Camillo/e lì non l’accettarono forse per l’orario/si pregò tutti i santi ma s’andò al San Giovanni/e lì non lo vollero per lo sciopero”.

Una carriera breve, meno di dieci anni, ma un lascito tra alcune delle canzoni più irreverenti e amate della musica italiana. Rino Gaetano era un cantautore atipico, per questo amato tanto quanto era in vita e giustamente ancora di più dopo.

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