Pink Floyd: ‘The Piper at the Gates of Dawn’ usciva 52 anni fa

Written by on Agosto 5, 2019

Per i fan dei Pink Floyd “The Piper at the Gates of Dawn” rappresenta il Sacro Graal della discografia della band che qualche anno dopo sarebbe stata assurta a leggenda con album come “The Dark Side of the Moon” e “Wish You Were Here”, essenzialmente per due ragioni: oltre ad essere il primo album consegnato agli annali da una delle band da sempre considerate più rilevanti nella storia del rock il 4 agosto del 1967, è l’unico disco registrato dai Pink Floyd sotto la reggenza di Syd Barrett, che proprio durante la promozione del dubutto sulla lunga distanza della formazione britannica iniziò la lunga e triste parabola discendente – artistica e soprattutto umana – che lo porterà a sparire dalla circolazione restando – almeno fino al 2006, anno della sua morte – una presenza eterea e impalpabile nel cuore e nelle orecchie degli appassionati di tutto il mondo.

The Piper at the Gates of Dawn” ebbe una storia molto tormentata con gli Stati Uniti: uscito negli USA con una tracklist diversa e accorciata di due brani rispetto all’edizione originale britannica (tenuta identica, tuttavia, anche sul mercato canadese), il disco fu all’origine delle incomprensioni tra la band britannica e la discografica a stelle e strisce. “In Inghilterra e in Europa è sempre andata bene, ma in America non è mai stato facile”, ricorda Jenner: “La Capitol [etichetta che curò la distribuzione dell’album sul mercato americano, ndr] non riusciva a capire? ‘Cos’è questa spazzatura inglese? Cristo, ci darà solo dei problemi: facciamo uscire sulla Tower Records [controllata della Capitol, ndr]’. Fu un’operazione davvero pidocchiosa nonché l’inizio di tutte le incomprensioni tra i Floyd e la Capitol. E’ una storia iniziata male e proseguita peggio”.

Nonostante oggi sia considerato uno degli album più importanti di tutti i tempi, “The Piper at the Gates of Dawn” non fece faville sul mercato, ai tempi della sua prima pubblicazione, raggiungendo il sesto posto nella classifica inglese e il centotrentunesimo in quella americana. Il primo album dei Pink Floyd è diventato tuttavia un long seller, capace di affermarsi negli anni successive nelle chart ai quattro angoli del globo. Solo su due mercati in tutto il mondo, tuttavia, il primo capitolo della discografia della band di Waters è stato certificato come Disco d’Oro: su quello britannico, ovviamente, e su quello italiano, dove nel 2017 ha ricevuto il riconoscimento per le 50mila copie vendute. A dimostrazione che i Floyd possono contare, nel nostro Paese, su una delle loro fan base più devote al mondo…


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