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Modena Park, polemiche su Paolo Bonolis per la “diretta” sulla Rai

Modena Park è un evento che  resterà nella storia della musica italiana: 220.000 persone in una città in cui ne vivono 180.000, il concerto con il maggior numero di paganti per un singolo artista. Giusta e buona l’idea di raccontarlo in qualche forma in televisione. Così ecco su RaiUno  “La notte di Vasco raccontata da Paolo Bonolis”. Era un’idea da servizio pubblico, è stato un pasticcio, che ha generato battute e commenti polemici sui social.

Quello che molta gente evidentemente non sapeva, leggendo i commenti in tempo reale, era che non si poteva mandare in TV tutto il concerto. Perché c’era la diretta integrale al cinema da proteggere (47 sale in tutta Italia, prezzo del biglietto: 15€), perché immaginiamo che diventerà un DVD/film commerciale, e perché da sempre si dice che la musica dal vivo pura e semplice in TV non funziona. Anche se poi, apprendiamo la mattina dopo, la serata ha fatto il 36,14% di share.

Così ecco il “raccontato da Paolo Bonolis”.  L’idea in realtà era una sorta di “Quelli che il Vasco”, ovvero il vecchio format di Fabio Fazio: costruire un programma su qualcosa che non puoi far vedere. In “Quelli che il calcio”, le partite, qui un concerto. Comprensibile la rabbia di chi si aspettava di vedere tutto il concerto, ma la scelta è stata chiara, seppure comunicata male dalla RAI. E, alla fine, le canzoni mostrate in TV sono state tante, se si tiene conto di tutto questo. E’ il resto che è stato imbarazzante. 

Sorvoliamo su certa enfasi televisiva (presentato come “Il più grande concerto della storia della musica”. Di tutta la musica e di tutta la storia?). Sorvoliamo persino sulla retorica di Bonolis, sull’enfasi verbale, sui riferimenti intellettuali fuori contesto. 

Ma il racconto? Un mix improbabile tra un’intervista a Vasco, spiegoni didascalici, ospiti eterogenei ed errori tecnici a volontà. 

Nel linguaggio di Bonolis, l’inizio del concerto è  segnato da “Una sorta di controsenso cosmico che farà salire la luce per illuminare la notte”, oppure: “Vivere” è un pezzo emotivamente palindromo”.  Bello il passaggio con Curreri, e l’emozione prima del suo intervento sul palco. Ma la Gabanelli e Materazzi?

Bonolis, il re del ritmo televisivo, questa sera legge il gobbo, legge appunti, si perde, non sa cosa dire e cosa fare. Ad un certo punto entra in scena in diretta un autore ad aiutarlo a ritrovare il punto della scaletta, la sua e quella del concerto. E subito dopo gli si  blocca il microfono. Ogni tanto si ferma e guarda nel vuoto. Oppure lo si inquadra mente canta le canzoni di Vasco. Bonolis ha fatto tante cose buone in TV con la musica, non solo Sanremo, ma mai come questa sera è apparso fuori ruolo.  

“La notte di Vasco raccontata da Paolo Bonolis” non è stato un concerto, non è stata cronaca, non è stato un evento. Alla fine quello che rimarrà di questa serata televisiva sarà, probabilmente, il fatto che in fascia protetta su Raiuno si è sentito dire “Se n’è andata con il negro, la troia” (“Colpa d’Alfredo”, ad inizio concerto: sarebbe bello se Vasco l’avesse scelta apposta per aprire la diretta…) o che durante “Rewind” sono volati reggiseni sul palco e sono state inquadrate due ragazze in topless, sempre in fascia protetta.

Insomma, Bonolis non è stato capace di raccontare Vasco, ma Vasco è uscito indenne anche da questo pasticcio televisivo: è riuscito a raccontarsi da solo, perfettamente, attraverso le sue canzoni, anche  quando erano  interrotte, sporcate, sfumate, male inquadrate.

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