Gli anni da bruciare dei Calexico e di Iron & Wine: il racconto del live di Milano

Scritto da in Luglio 28, 2019

Samuel Ervin Beam, in arte Iron & Wine, sorseggia con aria da hipster un bicchiere di vino bianco appoggiato su uno sgabello accanto a lui. Ha un completo nero, le maniche lunghe nonostante i trentaquattro gradi di questo 22 luglio milanese, la lunga barba curatissima e il gel sui capelli. Dall’altro lato del palco, Joey Burns, voce e chitarra dei Calexico, si nasconde sotto un cappello a tesa larga: camicia azzurra a quadri, una borraccia dalla quale abbeverarsi. L’indie folk sulla sinistra, il Tex Mex sulla destra. La North Carolina di Iron & Wine – dove l’artista, nato nella Carolina del Sud, vive – versus l’Arizona di Joey Burns e John Convertino. Il binomio ha già dato i suoi frutti nel 2005, quando il cantautore statunitense e la band di Tucson hanno unito le forze per incidere insieme l’EP “In the Reins”, per poi ritrovarsi in studio quest’anno per il secondo parto del loro sodalizio artistico, “Years to Burn”, e ora torna sul palco per celebrare la ritrovata sintonia.

“È bello essersi ritrovati, siamo una famiglia e cosa c’è di meglio che suonare con la propria famiglia?”, dice Samuel Ervin Beam dal palco del Giardino della Triennale di Milano, la prima delle cinque date italiane di quest’estate di Calexico e Iron & Wine, un live che i musicisti impostano in buona parte intorno ai due lavori collaborativi. Oltre ai brani di “Years To Burn” e di “In The Reins”, però, la formazione non manca di raccontare, in musica, “quanto ci amiamo l’un l’altro”, per riprendere le parole di Sam Ervin Beam. Ed ecco quindi che Iron & Wine si cala nei panni dei Calexico e intona con Burns “Flores y Tamales”, “Sunken Waltz” e “Falling From the Sky”, mentre i Calexico fanno proprie, sostenendo il compagno di musica, “Bitter Truth”, “Naked As We Came” e “Boy With a Coin”. Emoziona vedere Beam e Burns condividere i repertori, intrecciare le voci e dare forma, dal vivo, a quella stessa intesa che li ha portati a lavorare in studio fianco a fianco e se la carica travolgente che i Calexico portano sul palco con il calore dei suoni ispanici un po’ ieri sera si è persa il live ha però guadagnato in profondità, andando a scandagliare territori meno esplorati dalla band di frontiera. Rispetto agli ultimi passaggi in Italia dei Calexico – lo scorso inverno e la scorsa estate -, insomma, si è ballato molto di meno e ci si è commossi un po’ di più, specie nei momenti in cui il resto della band ha lasciato il palco ai soli Samuel Ervin Beam e Joey Burns e alle loro chitarre. Unica pecca, il bis abbottonato, affidato a un solo brano, la title track “Years To Burn”. Decisamente poco per la premiata ditta Calexico-Iron & Wine, che tra i borbottii di chi lamenta “solo una?!” lascia il palco dello spazio di via Alemagna ringraziando il suo pubblico. Sarà per il prossimo bis, intanto meglio non lamentarsi troppo, perché collaborazioni come queste brillano, e non poco, nelle notti estive della Penisola. Bis o non bis.

di Erica Manniello

Father Mountain 
He Lays in the Reins 
Prison on Route 41 
Follow the Water 
Midnight Sun 
History of Lovers 
Red Dust 
Flores y Tamales 
Sunken Waltz 
Bitter Truth 
Falling From the Sky 
Naked As We Came 
The Bitter Suite 
Bring on the Dancing Horses (Echo & The Bunnymen)
Sixteen, Maybe Less 
Boy With a Coin 
In Your Own Time 
What Heaven’s Left 


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