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Bruce Springsteen pubblica l’autobiografia

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Chapter and verse” è la terza raccolta di Bruce Springsteen dopo i “Greatest hits” del 1995 e del 2009 (a cui si aggiungono un “Essential”, parte dell’omonima serie della Sony, e la “Collection: 1973–2012” pubblicata solo in Europa e in Australia). E come le due precedenti, arriva a suggellare un momento chiave della carriera del Boss. Quella del 1995 segnò la prima reunion della E Street Band, che si sarebbe stabilizzata solo qualche anno dopo. Quelle del 2009 venne accreditata a “Bruce Springsteen and E Street Band” (cosa rara, la presenza del nome del gruppo in copertina di un disco) e pubblicata in concomitanza con la performance al Superbowl. Proprio quello spettacolo fu uno dei momenti più significativi della carriera recente, la punta visibile (a milioni e milioni di persone) di un iceberg fatto di tour, pubblicazioni d’archivio, nuovi album. Bruce si mise a scrivere un saggio per raccontare quell’esperienza nel massimo show musicale della TV mondiale (da cui era terrorizzato: se la riguardate, vedete esattamente la tensione che si scioglie, quando Bruce si lascia andare di fronte al microfono durante l’intro di “Tenth avenue freeze-out”). E lì, scrivendo quelle pagine, trovò la sua “voce” da scrittore. Da lì è nata l’idea di scrivere l’attesa autobiografia, “Born to run”, che esce martedì 27. 

“Chapter and verse”, in realtà, non è una vera e propria raccolta, ma un album che vive sia di vita propria, sia come accompagnamento sonoro del libro. Il titolo è un modo di dire che da noi è traducibile con “per filo e per segno” ma che ovviamente si presta al doppio senso del capitolo. In questo senso va letta la scelta delle 18 canzoni: sono riferite al racconto della biografia. E ci voleva una parte sulle origini, finora mai documentate in maniera ufficiale con la pubblicazione di canzoni: i primi cinque brani inediti sono la parte più ghiotta. Eccoli, uno per uno:

Baby I — The Castiles (incisa il 2 maggio 1966 al Mr. Music, Bricktown, NJ; scritta da Bruce Springsteen e George Theiss)
Ecco cosa intendeva Bruce quando osannava Eric Burton degli Animals: energia, grida e voglia di libertà. Ma sotto c’è “Gloria” dei Them.

You Can’t Judge a Book by the Cover — The Castiles (incisa il 16 settembre 1967 al Left Foot, Freehold, NJ; scritta da Willie Dixon)
Quando il rock and roll non aveva ancora lasciato abbastanza spazio alle influenze soul che avrebbero determinato l’intera discografia di Bruce. E’ bello pensare che i Castiles avessero un approccio punk a Chuck Berry.

He’s Guilty (The Judge Song) — Steel Mill (incisa il 22 febbraio 1970 al Pacific Recording Studio, San Mateo, CA)
Questo è un gran pezzo. Acerbo e con la chitarra troppao invadente, ma mostra già qualche seme della complessità delle composizioni che sarebbero arrivate. dovrebbe suonarlo live o, meglio, darlo a una giovane band di talento.

Ballad of Jesse James — The Bruce Springsteen Band (incisa il 14 marzo 1972 ai Challenger Eastern Surfboards, Highland, NJ)
Suona come i Black Crowes. ecco cosa accade a un pezzo folk di Bruce quando non trova il suo spazio acustico e solista è il primo brano dove incontriamo la “sua” voce.

Henry Boy (incisa nel giugno 1972 ai Mediasound Studios, New York, NY)
Una canzone dello Springsteen cantautore solista e dylaniano, quello che poche settimane prima di questa incisione, nel maggio del ’72, aveva ottenuto il contratto con la CBS nella famosa audizione con John Hammond.

Per il resto, si potrebbe discutere all’infinito sulla scelta delle canzoni – se vi piace esercitarvi,Vulture ha pubblicato una lista di tutte le 314 canzoni originali, classificate dalla peggiore, suscitando una discussione infinta. Alcune potrebbbero sembrare fuori luogo in una raccolta, ma sono state scelte evidentente per quello che raccontano, come “Brilliant disguise” (il fallimento del primo matrimonio) o “Living proof” (la nascita del primo figlio, recentemente riscoperta anche dal vivo, proprio nel suo New Jersey). Si potrebbe discutere all’infinito della mancanza di alcuni brani (“Thunder road” su tutti).

Ma non avrebbe senso, perché “Chapter and verse” non è una raccolta, o non solo. E’ il ritratto del percorso di un grande artista, sia dal punto di vista musicale che umano. Ora non vediamo l’ora di leggere l’autobiografia.

TRACKLIST

01. Baby I – (01:55)
02. You Can’t Judge a Book by the Cover – (02:54)
03. He’s Guilty (The Judge Song) – (04:38)
04. The Ballad of Jesse James – (05:30)
05. Henry Boy – (03:17)
06. Growin’ Up – (02:42)
07. 4th of July, Asbury Park (Sandy) – (05:34)
08. Born to Run – (04:30)
09. Badlands – (04:01)
10. The River – (04:59)
11. My Father’s House – (05:03)
12. Born in the U.S.A. – (04:37)
13. Brilliant Disguise – (04:14)
14. Living Proof – (04:44)
15. The Ghost of Tom Joad – (04:21)
16. The Rising – (04:47)
17. Long Time Comin’ – (04:13)
18. Wrecking Ball – (05:49)
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