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Addio Chuck Berry, pioniere del rock: aveva 90 anni

Il leggendario Chuck Berry, uno degli inventori del rock ‘n’ roll, è morto all’età di 90 anni. La Polizia di St. Charles County nel Missouri ha confermato il decesso con un post su Facebook: una chiamata di richiesta di intervento è stata ricevuta alle 12.40 ora locale di oggi 18 marzo. Arrivando sul posto, i tentativi di soccorrere il musicista non sono serviti, ed è stato dichiarato morto all’1.26.

Nato il 18 ottobre 1926 a St. Louis, Missouri, Chuck Berry – grazie a brani come, tra gli altri, “Maybellene” (1955), “Roll over Beethoven” (1956), “Rock and roll music” (1957) e “Johnny B. Goode” (1958) – è considerato artisticamente il traghettatore del rhythm and blues tradizionale verso il rock’n’roll moderno: considerato un maestro da John Lennon, Keith Richards e moltissimi altri giganti del panorama mondiale, l’artista ha continuato ad esibirsi regolarmente dai primi anni Cinquanta fino a qualche anno fa, quando annunciò il ritiro.

Chuck Berry è stato il più grande chitarrista rock, è il più grande autore puro del rock ‘n’ roll writer mai vissuto. E’ una perdita tremenda di un gigante epocale.

 Chuck Berry era il terzo di sei figli.  Nato nel 1926 a St. Louis, Missouri. Comincia molto presto a interessarsi alla musica e il suo primo pubblico è alla Sumner High School. Nel 1944 prima del diploma viene arrestato per furto di armi a Kansas City. Nel 1953 – dopo aver anche vissuto l’esperienza del riformatorio – si esibisce con il Johnnie Johnson Trio, una band che suona al popolare club The Cosmopolitan, a St. Louis. Canta canzoni di Nat “King” Cole e Muddy Waters ed è proprio nel locale che incomincia a conquistare un pubblico sempre più ampio. 

Nel maggio del 1955, Berry si trasferisce a Chicago dove conosce Waters in persona, che gli suggerisce di contattare Leonard Chess della Chess Records. Berry pensa che sia il suo repertorio blues a poterlo interessare maggiormente, ma a sopresa Chess sceglie “Ida Red”, un vecchio brano country western inciso da Bob Wills. Un anno dopo Berry reincide la canzone, rinominata “Maybellene”, che vende più di un milione di copie, raggiungendo il primo posto nella classifica Rhythm and Blues di Billboard.

Nell’autunno del 1957, Berry incomincia – insieme agli Everly Brothers, Buddy Holly e altre nascenti star del rock and roll – un tour lungo tutti gli Stati Uniti. Tra il ’57 e il ’59 Berry riesce a piazzare più di una dozzina di singoli in classifica, tra cui “School days,” “Rock and rMusic,” “Sweet little sixteen,” e “Johnny B. Goode.”

Dopo un paio di esperienze cinematografiche e una carriera che continua con grande soddisfazione, nel dicembre del ’59 Berry ha di nuovo dei guai con la legge che lo portano a una condanna a cinque anni di reclusione. Viene rilasciato nel 1963, ma il suo lavoro non risente di questi anni di inattività grazie al fatto che alcune sue canzoni vengono riprese dai Beatles e dai Rolling Stones; inoltre il brano dei Beach Boys “Surfin’ USA” – scritto da Brian Wilson – s’ispira a “Sweet little sixteen” dello stesso Berry, che riceve quindi tutti i diritti del caso.
Nel 1966 Berry lascia la Chess Records per la Mercury con la quale registra una serie di album tra cui un disco di successi della Chess e CONCERT IN B. GOODE, in cui spicca la canzone strumentale omonima che dura diciotto minuti.

Ritorna comunque poi alla Chess – tra il 1970 e il 1973 – dove reincide “My ding-a-ling”, che diventa il nuovo numero uno di Berry. Anche la registrazione live di “Reelin’ and rockin'” riesce a piazzarsi molto bene nelle classifiche americane e inglesi. Entrambi i singoli sono contenuti in THE LONDON CHUCK BERRY SESSIONS del 1972.

Conclusasi la sua esperienza con la Chess, nel 1979 viene pubblicato ROCK IT per la Atco Records, il suo ultimo album. Continua comunque la sua attività dal vivo, viaggiando da solo ma supportandosi di volta in volta con una band locale.

Nel 1986 Taylor Hackford realizza un film documentario sul concerto della celebrazione dei sessant’anni di Berry, intitolato “Hail! Hail! Rock ‘n’ Roll”, da cui viene tratto anche un disco.

Nel 1990 il musicista ha ancora guai con la giustizia: viene accusato da un gruppo di donne di aver installato delle videocamere all’interno dei bagni delle signore in due dei suoi ristoranti. Nel 2000, invece, viene citato in giudizio dal pianista Johnnie Johnson, che dichiara di essere il co-autore di alcune canzoni di Berry come “No particular place to go”, “Sweet little sixteen” e “Roll over Beethoven” non comparendo però nei crediti. La causa viene vinta da Berry perché è passato troppo tempo dal momento in cui i brani sono stati scritti.

Nel 2012, a 86 anni, l’artista dichiara di avere dei problemi di salute: sordità e problemi alle corde vocali gli fanno dare l’annuncio di cessata attività sulle scene. In realtà continua a esibirsi sia negli Stati Uniti che in Europa. Nel 2014 viene insignito del Polar Music Prize. Motivazione: “In soli tre minuti Berry è stato capace di fondere l’immaginario quotidiano e i sogni da adolescente”.

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