Eagles: Hotel California

Scritto dain aprile 27, 2018

Dieci milioni di copie vendute dall’uscita – 1976 – sono un bel biglietto da visita dell’importanza di un disco. Significano che l’album non ha solo colto lo spirito del tempo e il gusto del pubblico, ma è stato anche in grado di superare la contingenza cronologica per assurgere alla statura di “piccolo classico”. Merito, senz’altro, delle capacità e della popolarità del gruppo (non a caso gli Eagles sono i detentori, con il loro “Their greatest hits: 1971-1975”, del primato per il disco più venduto di sempre – 27 milioni di copie! – e anche il loro “Greatest hits – Vol. 2” ha già doppiato la boa dei dieci milioni). Ma merito anche dei pregi intrinseci di “Hotel California”, nove canzoni – una in realtà è presente due volte: “Wasted time” chiudeva il lato A dell’edizione in 33 giri e riapriva, con una “reprise”, il lato B – delle quali ben tre, estratte come singoli, sono arrivate al numero uno delle charts (“New kid in town”, “Life in the fast lane” e la stessa “Hotel California”).

L’album fu registrato dalla band subito dopo l’uscita dalla formazione di Bernie Leadon, che ne era stato uno dei fondatori, e che venne sostituito da Joe Walsh. Le lavorazioni durarono ben otto mesi, da marzo a ottobre, e furono caratterizzate non solo dal perfezionismo maniacale della coppia di autori Glenn Frey/Don Henley (che da soli,o con altri, firmano la maggior parte delle composizioni) ma anche, si dice, dall’abbondante uso di cocaina.

Prodotto da Bill Szymczyk, il disco che ne uscì ricompensò abbondantemente gli sforzi e le spese. In esso, gli Eagles superavano la formula ormai stereotipata del country-rock confezionando brani di grande spessore anche sonoro (come la conclusiva e lunghissima “The last resort”, sette minuti e mezzo) e dai testi suggestivi ed evocativi che sembrano, quasi come in un concept-album, raccontare la storia della scalata al successo e della caduta in disgrazia di un ragazzo arrivato a cercare fortuna nella California del Sud. Un testo, in particolare (quello della title-track) è diventato, nel corso del tempo, un piccolo caso, perché in esso alcuni hanno voluto cogliere allusioni diaboliche; ipotesi rafforzata da una interpretazione della copertina – molto bella, e penalizzata dal formato Cd, come moltissime di quelle pensate per i 33 giri – che mostra l’immagine quasi spettrale di un maestoso edificio e, sul retro, l’elegante hall dell’immaginario albergo (hotel=hell?) completamente deserta, e abitata solo da una lontana figura che spazza il pavimento.

A parte ogni elucubrazione, comunque, “Hotel California” rimane, ancora oggi, un album epocale anche come snodo nel passaggio tra i toni morbidi del country-rock e le sonorità ben più dure che si andranno affermando nella seconda metà del decennio (segnata dall’irrompere del punk rock).

 

TRACKLIST

Hotel California – (06:31)
New Kid In Town – (05:04)
Life In The Fast Lane – (04:46)
Wasted Time – (04:56)
Wasted Time [Reprise] – (01:23)
Victim Of Love – (04:10)
Pretty Maids All In A Row – (03:59)
Try And Love Again – (05:11)
The Last Resort – (07:24)


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